Una delle risposte al nuovo approccio alle future sfide della sicurezza internazionale
di Giovanna Ranaldo *
Gli scenari nei quali sono oggi impegnate le Forze armate
sono decisamente cambiati sulla spinta delle nuove esigenze
di sicurezza. Lo strumento militare è chiamato ad accelerare
la trasformazione ricercando soluzioni efficaci nel continuum
di uno sforzo operativo senza precedenti. In quest'ottica
è bene rimarcare un ulteriore aspetto: l’approccio multinazionale
alla sicurezza. E' di tutta evidenza, come il mondo occidentale
sia chiamato a sviluppare un'azione trainante nell'opera di
stabilizzazione della comunità internazionale.
Sulla base di questo cambiamento occorre agire “a tutto campo”,
modificando l’approccio alle future sfide della sicurezza
globale. In questo senso, le linee guida indicate dal capo
di stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo di
Paola, rappresentano le fondamenta della nuova strategia operativa,
improntata in quel che egli stesso definisce “approccio olistico”
al concetto di sicurezza, utile all’attuazione dei programmi
d’impiego operativo.
Per lo strumento militare questo nuovo orientamento riguarda
una rivoluzione concettuale innovativa che tocca tutti i settori:
organizzazione, struttura, capacità e concetti d’impiego delle
Forze armate.
Uno degli elementi chiave di questo cambiamento è dato dai
nuovi “attori” che si inseriscono negli eventi, con finalità
e scopi diversi da quelli propri delle Unità militari. Di
fronte alla globalizzazione della sicurezza, sul piano concettuale
infatti, si è presa coscienza del crescente ruolo delle organizzazioni
internazionali (Onu, Nato, Ue) nell’affrontare le problematiche
connesse alle aree di crisi e, di conseguenza, dell’importanza
di altri fattori quali le società civili e le Ngo (Non Governmental
Organization).
In questo contesto si collocano organizzazioni come la Perigeo
Lazio Onlus, che recentemente è stata impegnata in un’esercitazione
pianificata dal 186° reggimento paracadutisti Folgore di Siena
sotto l’egida dello stato maggiore Esercito e della brigata
paracadutisti Folgore.
L’operazione, denominata “Aquila Bianca”, condotta dal comandante
del reggimento, colonnello Manlio Scopigno e dal suo staff,
ha visto l’impiego di numerosi “attori”, appunto, tra cui
i volontari della Perigeo impegnati nella terza attivazione,
tra le tre previste dal piano addestrativo.
Gli scenari d’impiego sono stati quelli della città di Rieti,
suddivisi tra l’ex aeroporto “Ciuffelli”, Centro addestramento
Nubich e lo stadio “Scopigno”.
Proprio in questo ultimo sito, la Perigeo Lazio ha dato
modo di testare la perfetta sinergia con le Forze armate,
simulando il ferimento di propri volontari ad opera di alcuni
miliziani, nel corso di un’operazione umanitaria in aree di
crisi.
Le negoziazioni, condotte dal leader della Perigeo insieme
al comandante della 13° compagnia “Condor” del reggimento
paracadutisti, tenente Rino Pinto, sono andate a buon fine
e tutti i volontari feriti sono stati prontamente assistiti
e tratti in salvo con l’ausilio di un Ab 212 della Guardia
forestale.
Aquila Bianca si configura come la prima esercitazione in
Italia che vede l’impiego, accanto alle Forze armate, dei
volontari di una Ngo.
Gli operatori della Perigeo hanno dato prova di buona preparazione,
serietà ed impegno, gestendo con prontezza le emergenze in
atto nel corso dell’addestramento.
Si è conclusa così un’ importante piattaforma di confronto,
utile alla verifica delle nuove sinergie auspicate dal Csmd,
che conferma la moderna visione del concetto di sicurezza
e strategia operativa sul quale dovrà poggiare le basi lo
strumento militare.
Quasi sempre infatti, la missione della componente militare
non coincide o non termina più con il conseguimento della
prevalenza sulle forze opponenti, ma prosegue con fasi ben
più lunghe di stabilizzazione e ricostruzione, spesso complesse
e difficili e volte a superare le cause destabilizzanti e
determinanti per il conseguimento degli obiettivi politico-strategici
e soprattutto umanitari.