L'Albania è un piccolo paese di circa 28.000 kmq sito nella
regione balcanica. Il 57% della popolazione albanese (3.249.000
abitanti) vive in zone rurali e il restante 43% in città.
L’elevato tasso di accrescimento degli ultimi decenni ha fatto
della popolazione albanese la più giovane d’Europa (età media
ca. 30 anni).
Dopo il crollo del regime comunista di Enver
Hoxha, nel 1992 l’Albania diventa una repubblica parlamentare.
Dall’avvio della transizione essa ha registrato successi macroeconomici
tali da far parlare di un "miracolo albanese". In realtà,
l’economia presenta forti contraddizioni e molte delle questioni
più importanti per la vita del paese (passato in pochi anni
ad un sistema socioeconomico assai differente da quello precedente)
non hanno ancora trovato un’adeguata soluzione.
Al contrario,
la produzione è crollata e con essa la fornitura di servizi
essenziali e primari quali sanità e istruzione. La miriade
di piccole e medie imprese, create grazie a programmi di assistenza
internazionali e a politiche interne volte allo sviluppo del
settore privato, in realtà non sono che micro-realtà a conduzione
familiare, le quali, nell’impossibilità di competere sul mercato,
lavorano con materiali importati per conto di produttori stranieri
che sfruttano il basso costo della manodopera albanese; non
esistendo una produzione interna in grado di soddisfare la
domanda di beni e generi di prima necessità il rischio è che
il paese divenga strutturalmente importatore di manufatti,
accumulando deficit e debiti.
INFANZIA
Tredici anni dopo il crollo del regime comunista, l’Albania gode di una certa stabilità politica e può finalmente occuparsi dei gravi problemi socioeconomici che affliggono la vita delle donne e dei bambini.
Il governo ha lanciato una Strategia nazionale per lo sviluppo socioeconomico, una iniziativa di riduzione della povertà ispirata agli “Obiettivi del Millennio” per lo sviluppo e che comprende prestiti accordati a condizione di fornire servizi indispensabili ai più piccoli.
Nel 2004, l’appello dell’Alleanza in favore dell’infanzia, composta da 150 ONG e con l’appoggio dell’UNICEF, l’Albania ha annunciato una profonda revisione della sua Strategia nazionale in favore dei bambini, inserendo problemi quali il traffico dei bambini e la discriminazione sessuale nell’educazione. Nel 2004 avrebbe dovuto, inoltre, iniziare una riforma completa del sistema penale per i minori.
Nonostante questi promettenti segnali, i giovani albanesi continuano ad urtarsi contro la povertà, la discriminazione, la corruzione e la criminalità. I servizi sociali, alla portata di tutti durante il regime di Enver Hoxha, si sono fortemente deteriorati. Le zone rurali e suburbane sono disperatamente povere. I servizi medici primarî per i bambini e le loro madri mancano di fondi, facendo dell’Albania il paese con il tasso di mortalità materno e infantile maggiore d’Europa.
Fonti UNICEF evidenziano che solo il 40% dei bambini albanesi frequenta le scuole materne, cifra che scende al 13% nelle zone rurali. Le scuole sono degradate, gli insegnanti mal pagati, i manuali poco aggiornati e il tasso di abbandono degli studi è elevato. Alcuni gruppi, quali i Rom e i portatori di handicap sono marginalizzati e poco scolarizzati.
La povertà, la criminalità, l’emigrazione e l’instabilità si sovrappongono creando un clima pericoloso. Sempre da fonti UNICEF si apprende che un terzo dei giovani Albanesi sono testimoni di violenze domestiche, e non si conosce il numero di coloro che sono stati rapiti e portati oltre frontiera, dove sono sfruttati sessualmente o costretti a lavorare. Centinaia di bambini restano chiusi in casa per paura di faide famigliari, una sanguinosa tradizione di omicidî dovuti a vendette incrociate
L’AREA DI TIRANA
La città di Tirana, grazie alla sua posizione, è il centro non solo geografico ma anche economico e politico del Paese. Per questo motivo è la città che, prima e più delle altre, ha risentito del cambio di regime politico. Essa si presenta oggi come un agglomerato urbano in continua evoluzione, in particolare su iniziativa del suo sindaco.
Già ai tempi della dittatura comunista di Enver Hoxha, Tirana fu oggetto di un forte sviluppo urbano, in particolare con la collocazione della sede centrale del partito e di istituzioni del governo e di Kombinat, le grandi fabbriche tipiche dei regimi dell’Europa orientale.
Oggi le Kombinat sono in totale abbandono però forniscono un tetto a molte famiglie povere della città, insediatesi lì dopo essersi trasferite in città dalle loro regioni rurali di origine in cerca di lavoro. Queste zone sono ormai dei veri e propri quartieri, nati già degradati e sprovvisti di tutti i servizi necessari alla vita quotidiana.Questo processo di rinnovo è stato attuato con metodi che sono apparsi a volte autoritari, simili più allo stile del vecchio regime che della ventilata democrazia moderna. La conseguenza di questo processo a tappe forzate è un centro città più vivibile anche se ciò è costato il lavoro ai molti che erano impiegati da quest’economia informale.
Il tentativo di recupero di un ordine generale si sta indirizzando anche verso le periferie, con l’imposizione di tasse che dovrebbero sanare l’occupazione abusiva dei molti terreni, con la regolamentazione degli allacciamenti alla rete elettrica (in maggioranza abusivi) e con lo sviluppo di una rete idrica e fognaria, degne di tale nome. Queste misure cui dovrebbe seguire l’ammodernamento delle strutture amministrative secondo le necessità dell’economia di mercato, lascia però molti dubbi sulla sua capacità di modificare e sanare nel profondo le difficili situazioni sociali. In alcuni casi tali forme di rinnovo e sviluppo sembrano infatti un abile lavoro di facciata che, calato dall’alto, esclude dal processo di mediazione le parti socialmente più rappresentative.